Scia Commerciale Roma

Scia somministrazione alimenti e bevande: come ottenerla?

Scia Commerciale RomaLa S.C.I.A. Commerciale o Segnalazione Certificata di Inizio Attività, è un documento che consente alle imprese e agli imprenditori di iniziare, modificare o cessare un’attività produttiva, senza attendere l’autorizzazione degli enti competenti. Si tratta di un provvedimento che agevola notevolmente l’esercizio di un’attività commerciale senza dover fare i conti con i tempi lunghi della burocrazia pubblica.

La Segnalazione Certificata di Inizio Attività è formata da una serie di documenti. In particolare, comprende delle autocertificazioni dirette ad attestare il possesso di requisiti morali e professionali da parte del richiedente e atti che indicano che gli ambienti e le attrezzature utilizzate per l’esercizio dell’attività commerciale sono conformi alle leggi. In base al settore di appartenenza, la Scia del commercio deve essere corredata da elaborati tecnici, come ad esempio, asseverazioni e planimetrie che necessariamente devono essere realizzate da un geometra o da un professionista abilitato.

Scia Commerciale nel Comune di Roma

Per la compilazione e l’invio telematico della Scia commerciale al comune di Roma, si può fare affidamento a un geometra abilitato, che si occupi della pratica in modo completo. La soluzione migliore per chi deve redigere una Scia nella capitale è di rivolgersi al portale Geometra Roma, per mettersi subito in contatto con un professionista competente e qualificato che proceda con il disbrigo di tutti documenti, le autocertificazioni e la verifica dei requisiti soggettivi e oggettivi del richiedente.

Geometra Roma: specializzato in scia commerciale a Roma

Scia Commerciale RomaAffidarsi ai professionisti di Geometra Roma permette di ottenere servizi di elevata qualità e di poter contare sulle competenze e l’esperienza di professionisti che conoscono le normative sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, regolamenti della capitale in materia di pratiche scia e relativamente allo svolgimento delle diverse attività commerciale, gli iter burocratici della pubblica amministrazione. Il mancato rispetto delle prescrizioni previste per la Scia commerciale al comune di Roma comporta delle sanzioni e il blocco delle attività. Problemi questi ultimi che si possono evitare rivolgendosi a Geometra Roma, per essere sicuri che la richiesta venga accolta senza intoppi.

Compilazione e presentazione Scia al Suap di Roma

La Scia commerciale deve essere presentata dai titolari di negozi, parrucchieri, ristoranti, bar tanto per fare qualche esempio e in generale coloro che svolgono un’attività commerciale, artigianale, produttiva e di somministrazione. Nel Comune di Roma e il Suap che si occupa delle Scia Commerciali.

Scia Commerciale RomaLa Scia deve essere presentata al Suap di Roma, tramite il portale o direttamente nell’ufficio competente. Essa produce subito i suoi effetti, mentre l’ufficio competente ha 60 giorni per verificare l’esistenza dei requisiti e dei presupposti che legittimano l’esercizio dell’attività.

I professionisti di Geometra Roma sono abilitati a trasmettere la Scia telematicamente ma anche di redigere il modulo comunale inserendo tutti i dati richiesti, assolvere agli oneri relativi all’istruttoria e controllare l’esistenza di tutti i requisiti richiesti per legge prima di inviarla. Un servizio completo, che consente a Geometra Roma di essere un vero punti di riferimento per gli imprenditori della capitale.

Costi Cambio Destinazione d’Uso

Costi Cambio Destinazione d'UsoIl cambio destinazione d’uso è una pratica amministrativa che deve essere richiesta per modificare la finalità d’uso di un immobile.

I casi più frequenti riguardano il cambio destinazione d’uso da abitazione ad ufficio, da abitazione a locale commerciale o infine il cambio destinazione d’uso di un garage, una cantina o altre pertinenze della casa.

Vediamo quali sono i costi cambio destinazione d’uso e come ottenere per il cambio destinazione d’uso prezzi scontati.

Costo cambio destinazione d’uso: cosa include?

Cambiare la destinazione d’uso significa modificare lo scopo per cui un immobile viene utilizzato. Il cambio destinazione va richiesto anche nel caso in cui non vi siano modifiche fisiche al locale né ristrutturazioni. Qualsiasi informazione riguardo alla tipologia dell’edificio va comunicata al catasto per non incorrere in gravi sanzioni pecuniarie.

Come si effettua il cambio destinazione d’uso?

Il primo passaggio da fare per cambiare la destinazione d’uso di una abitazione è quello di accertare la legittimità dell’immobile, dimostrare che sia in regola con la normativa urbanistica e che non siano presenti abusi edilizi.

Occorre dunque mettere insieme tutta la documentazione relativa al permesso a costruire, le concessioni, i documenti sull’agibilità dell’edificio.

Una volta accertata la corrispondenza alle disposizioni urbanistiche si passa a verificare se il locale è a norma dal punto di vista igienico sanitario. A questo punto si presenta il progetto di pratica per il cambio destinazione d’uso agli uffici comunali locali che rilasceranno l’autorizzazione ad avviare le opere murarie.

Quanto costa il cambio di destinazione d’uso?

Per ottenere un cambio destinazione d’uso in tempi rapidi e senza intoppi occorre affidarsi ad un professionista del settore, geometra, architetto o ingegnere che prenda in carico la pratica.

La prima spesa da calcolare per un cambio destinazione è dunque la parcella del professionista che si occuperà della gestione amministrativa. I servizi offerti dal geometra o architetto includeranno la pratica catastale, le certificazioni energetiche, i documenti sulla regolarità degli impianti, l’attestazione di agibilità dell’immobile, l’APE.

Il professionista svolgerà anche la direzione del cantiere e il coordinamento dei lavori di ristrutturazione.

Vanno poi effettuate le opere edili per far passare l’immobile alla nuova categoria d’uso. Rientrano in questa tipologia di spesa la realizzazione di porte o finestre, la modifica dei vani del locale o la messa a norma degli impianti.

Le amministrazioni comunali richiedono infine dei diritti di segreteria o spese urbanistiche per la presentazione della pratica catastale. Si tratta di spese fisse che variano in funzione della pratica richiesta e del comune.

Costi di massima per un cambio di destinazione d’uso

Per avere un’idea dei prezzi cambio destinazione d’uso di un edificio, abbiamo riportato alcuni costi indicativi divisi per tipologia di spesa.

Per la parcella del professionista che seguirà la pratica, vanno calcolati dai 300 ai 700 euro; per i diritti di segreteria da versare alle amministrazioni comunali occorre calcolare dagli 80 ai 350 euro, a seconda dell’autorizzazione richiesta. Per gli eventuali lavori di ristrutturazione e opere edili, si può mettere a preventivo una spesa che va dai 50 ai 400 euro al mq.

Voci che incidono sul prezzo di una cambio destinazione uso

Le spese per le pratiche catastali e la preparazione del progetto in carico all’architetto o geometra dipenderanno dalla complessità della pratica e dalla tipologia di cambio destinazione d’uso.

Ad esempio se la modifica destinazione d’uso avviene all’interno della stessa categoria residenziale, agricola o commerciale, il progetto urbanistico sarà più semplice da produrre e le spese per i servizi resi dal geometra o architetto saranno minori. Se invece si deve passare da una categoria all’altra, i costi cambio destinazione d’uso tenderanno ad aumentare e la documentazione catastale da produrre sarà più complessa.

Nel caso di un importante cambio d’uso dell’immobile, anche le spese relative ai lavori di opere murarie e alle modifiche fisiche da realizzare saranno maggiori.

Le spese urbanistiche e i diritti di segreteria sono stabiliti dal comune interessato. Va considerato che se non si aumenta il carico urbanistico, non si devono pagare diritti amministrativi.

Per ottenere per una pratica cambio destinazione d’uso prezzi convenienti, il consiglio è di valutare più di un preventivo di spesa.

Frazionamento Terreno: costi e spese per frazionare un terreno

Il frazionamento di un terreno a Roma è una procedura sempre più usata in caso di proprietà da dividere, compravendita e successioni. Vediamo nello specifico di cosa si tratta, qual è costo del frazionamento di un terreno e quali sono le spese per frazionare un terreno a Roma.

Frazionamenti terreni: in cosa consiste?

Il frazionamento di un terreno consiste nella divisione in due o più lotti di un terreno agricolo, edificabile o meno. Il frazionamento terreno dovrà essere approvato dal catasto che provvederà a creare due o più particelle catastali o mappe certificate, da qui il termine frazionamento catastale.

Frazionamento terreno quando richiedere la procedura?

Frazionamento Terreno: costi e spese per frazionare un terrenoFrazionare un terreno è una procedura utile, pratica e vantaggiosa dal punto di vista economico. Si tratta di una pratica fondamentale in caso di un frazionamento terreni agricoli in comproprietà con un’altra persona, in caso di frazionamento di un terreno per una proprietà indivisa o per divisione ereditaria.

In tutte queste situazioni infatti la divisione catastale e la successiva certificazione dei vari lotti può risolvere facilmente e in tempi rapidi una serie di controversie legali e burocratiche che possono nascere in caso di eredità e successioni. Questa è anche la soluzione migliore se si decide di comprare o vendere una parte o un singolo lotto di un terreno.

A chi rivolgersi per la procedura frazionamento terreno?

Le pratiche per frazionare un terreno indiviso devono essere affidate ad una figura professionale esperta in materia e a conoscenza della relativa normativa. Un geometra o un tecnico abilitato sono le figure di riferimento. Il geometra farà da tramite tra i proprietari del terreno e la pubblica amministrazione, il comune di competenza, il catasto e eventualmente un notaio.

Si tratta di una pratica burocratica dove è facile commettere errori e incorrere in sanzioni. La normativa da seguire è complessa è bene dunque affidarsi a un professionista del settore che elaborerà la documentazione necessaria da presentare per l’autorizzazione.

Frazionamento terreno agricolo cosa occorre fare?

Il frazionamento si richiede tramite una procedura detta PREGEO. Il geometra incaricato dovrà ottenere una mappa del terreno dagli uffici catastali territoriali e effettuare un progetto di frazionamento in due o più lotti tramite il software PREGEO. Il progetto va poi presentato al comune per ottenere l’approvazione e l’autorizzazione al frazionamento.

Costo frazionamento terreno

Le spese per frazionare un terreno vanno da un minimo di 350 euro fino ad un massimo di 2.500/3.000 euro.

Cosa incide sul costo della divisione ereditaria?

Sul costo frazionamento catastale incidono le dimensioni della proprietà da dividere, le caratteristiche e la destinazione d’uso del terreno da dividere. Più alta è la complessità della pratica e maggiori saranno i costi. Il frazionamento di un terreno puramente agricolo sarà più economico della divisione di un terreno di grandi dimensioni, dove sono presenti vari immobili.

Un altro fattore che incide sui prezzi della divisione terreno è la località in cui si trova la proprietà. Per i terreni che si trovano in prossimità delle grandi città, i costi saranno maggiori, come più complicato sarà l’iter burocratico da seguire per ottenere la certificazione catastale.

Come calcolare le spese frazionamento terreno?

Le spese per il frazionamento del terreno comprendono dunque l’onorario e la parcella del geometra o del professionista che prenderà in carico la pratica. Il geometra dovrà effettuare un’analisi della situazione, predisporre il progetto tramite il software, presentare la domanda e seguire tutto l’iter amministrativo.

Oltre all’onorario professionale del tecnico qualificato, vanno considerate le spese di istruttoria e i diritti catastali da pagare alle amministrazioni locali.

Frazionare un terreno è una pratica delicata, è importante evitare soluzioni fai da te, ma affidarsi ad un tecnico specializzato per evitare di perdere tempo prezioso nei rapporti con le amministrazioni e di commettere errori che non faranno altro che aumentare il costo dell’operazione.

Per ottenere per un frazionamento catastale terreno prezzi convenienti e risparmiare, conviene consultare vari preventivi di spesa e valutare bene la qualità e la tipologia di servizio offerto dal professionista.

Cosa serve per aprire un ristorante a Roma? Requisiti e autorizzazioni necessarie

Cosa serve per aprire un ristorante nella capitale? Per aprire un ristorante nella Capitale occorre essere in possesso di specifici requisiti professionali, rispettare alcuni parametri strutturali e adempiere a specifici obblighi burocratici.

Quali sono i requisiti personali per aprire un ristorante a Roma?

Aprire un ristorante a Roma implica la necessità di essere in possesso di alcuni requisiti professionali, quali uno specifico titolo di studio o una pregressa attività lavorativa nel settore della ristorazione, ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta. Per quanto attiene ai titoli di studio, basta essere in possesso di un diploma di scuola alberghiera o titolo equipollente; in alternativa basta aver frequentato un corso professionale, istituito dalle regioni o da queste riconosciuto, per il commercio, la somministrazione e la preparazione degli alimenti. Infine, è sufficiente aver lavorato come dipendente nell’arco dell’ultimo quinquennio nel settore della ristorazione in qualità di dipendente per almeno due anni.

Quali sono le caratteristiche strutturali da rispettare?

Cosa serve per aprire un ristorante a Roma? Requisiti e autorizzazioni necessarieCome aprire un ristorante senza i requisiti al locale commerciale? Per l’apertura di un ristorante a Roma occorre far riferimento alla Delibera del Consiglio Comunale 35/2010 che ha introdotto una serie di novità in materia. In particolare, l’art. 9 prevede quelle che devono essere le caratteristiche strutturali del locale, come la superficie minima necessaria per le zone dedicate alla somministrazione e alla manipolazione degli alimenti, alla cucina e ai servizi. I locali devono inoltre rientrare in tutti i parametri edilizi previsti dal regolamento. Basti ricordare che se nel locale è presente una cucina, il locale in cui avviene la manipolazione degli alimenti non può avere una superficie di almeno 16 mq, mentre se non c’è la cucina sono sufficienti 8 mq.

Quali pratiche occorre presentare per aprire un ristorante?

Venendo alle pratiche da presentare per aprire un ristorante a Roma, occorre dare comunicazione della propria attività presentando la S.C.I.A, ovvero “Segnalazione Certificata Inizio Attività”, all’ufficio competente che in questo caso è il Suap, con sede presso il municipio nella cui zona ricade il ristorante.

Oltre a tutti i dati personali del richiedente, nella S.C.I.A. occorre fornire tutti i dati relativi alla sussistenza dei requisiti strutturali del locale, nonché il rispetto dei criteri di qualità. Per quanto attiene a quest’ultimo dato occorre sapere che Roma è stata suddivisa in 3 aree (A, B, C) e a seconda della zona di appartenenza occorre avere un punteggio minimo di qualità. Per stabilire questo punteggio si fa riferimento a una serie di criteri che attengono alla professionalità del titolare e degli addetti al servizio di somministrazione (personale qualificato), alla qualità del servizio e alle caratteristiche del locale.

Requisiti locale commerciale: quale documentazione occorre allegare?

Somministrazione di alcolici: se nel proprio ristorante è prevista la somministrazione di alcoli, basta allegare alla SCIA una semplice comunicazione in tal senso.

Dia sanitaria: si tratta di una dichiarazione da allegare alla SCIA, ma destinata alla ASL. In particolare occorre allegare la planimetria del ristorante che mostra le caratteristiche dei vari locali, nonché una relazione in cui si spieghi in modo dettagliato come avverrà il ciclo produttivo.

Emissioni di fumi: il Regolamento d’igiene della città di Roma prevede l’obbligo di munirsi di una canna fumaria autonoma che aspiri i fumi provenienti dalla cottura dei cibi. In particolare, il Municipio I non concederà nuove autorizzazioni a locali sprovvisti di canna fumaria.
Nel caso di emissioni scarsamente rilevanti, basta presentare alla città metropolitana una dichiarazione di attività in deroga, ai sensi dell’art. 272, D.Lgs 152/2006.

Altri adempimenti per iniziare l’attività commerciale

Oltre a quanto visto sopra, occorre chiedere apposita autorizzazione per poter installare insegne luminose o impianti pubblicitari. Il modulo va presentato presso lo sportello Unico per le Attività produttive e va corredato con le fotografie esterne del locale, nonché con la planimetria dell’opera che si vuole installare, debitamente firmata dal progettista.
Infine, se si vuole esercitare la propria attività anche all’esterno dei locali, occorre presentare una richiesta di autorizzazione per l’occupazione del suolo pubblico

In conclusione, per aprire un ristorante a Roma occorre rispettare una serie di requisiti e per evitare disguidi è sempre meglio rivolgersi ad una persona competente in materia, come un geometra, in grado di guidarvi passo dopo passo nella presentazione di tutta la documentazione necessaria.

Bonus casa 2018 per l’acquisto o la ristrutturazione

Quali sono gli incentivi?

Bonus verde

Acquistare o ristrutturare un immobile è diventata un’operazione più conveniente e che oggi è in grado di offrire più vantaggi di un tempo, questo grazie a tutta una serie di agevolazioni, come bonus, mutui e quant’altro, che permettono a chi intende investire i propri risparmi su un immobile, o che vuole semplicemente rimetterlo a nuovo, di risparmiare notevolmente sui costi.
Il cosiddetto bonus verde prevede una detrazione irpef per tutte le spese del 2018 relative a interventi radicali e non di semplice manutenzione, delle aree verdi, come la realizzazione di spazi verdi in luoghi scoperti privati, anche condominiali.

Questo bonus permette di ottenere una detrazione del 36% fino a una spesa di 5.000 euro da parte di chi effettua questi interventi.

Bonus ristrutturazioni

Anche in questo caso si ha a che fare con un tipo di agevolazione che permette una detrazione Irpef del 50% sulle spese sostenute per ristrutturare casa.
Il bonus è mirato ai casi di ristrutturazioni straordinarie.

Ecobonus

La detrazione Irpef o Ires in questo caso è del 65% sugli oneri sostenuti per i lavori di miglioramento del sistema energetico nelle abitazioni.
Le spese in questione devono rientrare in un periodo di tempo limitato che va dal 6 giugno del 2013 fino al 31 dicembre del 2018. Fuori da questo arco temporale non sarà quindi possibile richiedere l’ecobonus.

Fondo di garanzia statale per l’acquisto della prima casa

bonus casa 2018Per chi è intenzionato a richiedere un mutuo per l’acquisto della prima casa e magari intende anche ristrutturarla, oppure deve solo eseguire degli importanti lavori di ristrutturazione può, in mancanza di garanzie a sostegno della sua richiesta, fare affidamento su un fondo di garanzia statale.

Esso fornisce all’interessato le garanzie mancanti che corrispondono al 50% della quota capitale del mutuo, per un massimo di 250.000 euro.
L’immobile in questione non deve rientrare tra quelli definibili di lusso. Questa è una caratteristica imprescindibile per poter usufruire del fondo di garanzia.
L’agevolazione statale è indirizzata alle giovani coppie, ai nuclei famigliari che contano un unico genitore, ai lavoratori atipici under 35 e alle persone che vivono nelle abitazioni degli Istituti Autonomi Case Popolari.

Fondo di solidarietà

Attraverso due strumenti, il fondo Mef e l’accordo Abi è possibile sospendere temporanamente il pagamento delle rate del mutuo richiesto, nei periodi in difficoltà, in cui non è più possibile adempiere alle proprie responsabilità.
Le situazioni impeditive possono riferirsi a questioni di salute o puramente economiche.
Le sospensioni dei pagamenti delle rate del mutuo possono andare da 12 mesi fino a 18.

Leasing immobiliare abitativo

Questa agevolazione favorisce l’utilizzo di uno strumento finanziario quale è il leasing per l’acquisto della prima casa. Essa può essere vista come un’alternativa al mutuo ipotecario.
Grazie al leasing immobiliare abitativo, quando sarà terminato il contratto, al cliente rimangono diverse possibilità: acquistare l’immobile attraverso il riscatto, chiedere al concedente il rinnovo del contratto, oppure semplicemente restituire l’immobile.
Per gli under 35, aventi un reddito inferiore a 55.000 euro, il riscatto non può mai superare i 20.000 euro e il canone annuale gli 8.000 euro.

Richiesta di occupazione suolo pubblico a Roma

Cos’è la richiesta di occupazione del suolo pubblico a Roma

Quando un’attività commerciale deve usufruire del suolo pubblico all’aperto rispetto ai suoi spazi al chiuso deve chiedere l’occupazione del suolo pubblico.
Roma è una città con un clima estremamente favorevole, per di più piena di turisti stranieri che adorano vivere la Città Eterna all’aperto. Ecco perché la maggior parte degli esercizi soprattutto volti alla ristorazione fa richiesta di occupazione del suolo pubblico a Roma. Il regolamento, infatti, prevede che possano fare richiesta permanente di occupazione del suolo pubblico a Roma i locali che forniscono cibi e bevande come attività unica o principale.

Questa licenza che viene accordata dal Comune di Roma prevede che il suolo pubblico possa essere occupato per l’intero anno solare o per un periodo di almeno sessanta giorni ricorrente per due anni solari consecutivi.

Che differenza c’è con la richiesta di occupazione temporanea

occupazione suolo pubblico romaL’occupazione del suolo pubblico a Roma può essere anche temporanea. In questo caso non figura l’obbligo per un’attività di essere legata in qualche modo al mondo della ristorazione. Viene meno anche l’obbligo di attenersi a pochi complementi per l’occupazione del suolo pubblico: in caso di occupazione permanente sono concessi solo tavolini, ombrelloni, vasi, paraventi di separazione e riscaldamenti.

L’occupazione di suolo pubblico temporanea dev’essere di una durata inferiore ad un anno. Di norma fanno questa richiesta i banchi di mercatini tematici (ad esempio quelli di Natale) o gli stand promozionali temporanei. Sono compresi in queste richieste anche i festival itineranti e le sagre, poiché sono circoscritti nel tempo.

Fanno parte della richiesta di occupazione temporanea del suolo pubblico a Roma anche i cantieri edili civili. In questo caso bisogna chiedere sempre la temporaneità indipendentemente da quanto dureranno i lavori: in caso durino più di un anno si rinnova semplicemente la richiesta.

Occupazione suolo pubblico Roma: Come presentare domanda

Per presentare la domanda di occupazione del suolo pubblico a Roma bisogna connettersi al sito di Roma Capitale. È opportuno comunque chiedere prima una consulenza ad un geometra professionista che si intende di regolamenti del Comune di Roma.
Sul sito si possono trovare i moduli per la richiesta di occupazione del suolo pubblico: la modulistica va stampata, compilata in tutte le sue parti e firmata. La domanda va consegnata all’ufficio Strutture territoriali del proprio Municipio e bisogna attendere la risposta. Normalmente ci vogliono almeno 30 giorni per il rilascio della concessione. La domanda dev’essere presentata in carta bollata, e bisogna anche munirsi di una ulteriore marca da bollo da presentare al ritiro dell’atto.

Nel caso in cui l’occupazione di suolo pubblico sia temporanea per questioni edilizie o di decoro urbano (ad esempio potatura degli alberi) bisogna presentare un progetto dei lavori che si intendono fare corredato di foto e di altre certificazioni. Ad esempio, bisogna dimostrare di essere titolari di un immobile o di un esercizio commerciale che affaccia su quel tratto di suolo pubblico e che ha bisogno di lavori bisogna indicare gli estremi dell’immobile e anche quelli di eventuali veicoli usati per i lavori.

Richiesta di occupazione del suolo pubblico a Roma, quali problemi possono insorgere

Ci possono essere delle situazioni in cui l’occupazione di suolo pubblico a Roma viene rifiutata. Ad esempio, si potrebbe incorrere in una zona dove sono presenti dei reperti archeologici. In questo caso, se essi vengono individuati con l’occupazione di suolo pubblico temporanea e con i lavori a essa collegati, devono immediatamente essere messi in sicurezza. Per questo viene contattata anche la soprintendenza ai beni culturali.
Possono presentarsi situazioni avverse anche quando l’occupazione di suolo pubblico, in questo caso permanente, può creare problemi di sicurezza. Nel caso di marciapiedi molto stretti oppure che affacciano su strade ad alto scorrimento, infatti, normalmente la concessione viene data con molta fatica. Innanzitutto si potrebbe impedire il passaggio dei pedoni sul marciapiede, costretti a passare in strada. In secondo luogo si potrebbe mettere a rischio la sicurezza dei clienti del locale, troppo vicini al ciglio della carreggiata.

Pratiche edilizie a Roma

Pratiche edilizie Roma: richiedi un preventivo gratuito

Il nostro studio tecnico si occupa di assistere la propria clientela per la richiesta e l’adempimento delle pratiche edilizie, catastali delle pratiche e burocratiche.

Cosa sono le pratiche edilizie

pratiche edilizie romaLe pratiche edilizie sono quell’insieme di pratiche da fare quando si intende effettuare un lavoro edilizio. Esse possono riguardare i lavori su edifici già esistenti come la creazione di nuovi edifici. Le pratiche edilizie sono necessarie anche, ad esempio, quando si deve migliorare l’apporto energetico di un edificio: ristrutturazioni di caldaie, tubature del gas, inserimento di pannelli solari o di riscaldamenti geotermici sono tutte operazioni che richiedono una pratica edilizia.
Ancora, rientrano in questa categoria le pratiche catastali come le visure, le aggiunte catastali, i cambi di destinazione d’uso dell’edificio, i condoni e così via.

Il Comune di Roma è dotato del SUET, Sportello unico per l’edilizia telematico, un portale attraverso il quale fare richiesta per tutte le pratiche edilizie. Attraverso questo portale si può presentare la CIL (Comunicazione di inizio lavori) e la CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata), nonché pratiche come la SCIA, la DIA e il permesso di costruire. Al portale possono accedere tutti i professionisti, come ad esempio i geometri, che sono stati autorizzati dai proprietari degli immobili a richiedere queste pratiche. La consulenza di un geometra è sempre fondamentale per la buona riuscita di lavori di ogni tipo.

Come fare le pratiche edilizie a Roma

Per fare correttamente le pratiche edilizie, un geometra deve essere nominato a capo dei lavori di costruzione o ristrutturazione. A quel punto il geometra si accredita come professionista presso il portale del Comune di Roma e riesce a inserire i dati del cliente.

Per l’accredito occorre creare uno username e una password identificativi. Una volta all’interno, il geometra di fiducia inserisce tutte le caratteristiche della pratica che si vuole fare.

Ad esempio, per un cambio di destinazione d’uso il geometra dovrà acquisire tutti i dettagli per presentare la SCIA edilizia (Segnalazione certificata di inizio attività) oppure la DIA (Dichiarazione di inizio attività). Il Permesso di Costruire andrà invece richiesto solo se la modifica di destinazione d’uso richiede una profonda modifica strutturale dell’edificio. Per esempio, un garage che diventa un’abitazione ha bisogno di una profonda modifica dal punto di vista dell’isolamento e della solidità strutturale. Il geometra che procede alla richiesta di questa pratica edilizia a Roma dovrà anche inserire la documentazione catastale precedente e richiedere un cambio catastale.

Se il cambio di destinazione d’uso prevede una forte modifica anche all’esterno bisogna tenere conto di molti fattori, primo fra tutti il regolamento condominiale. Se l’immobile si trova in un condominio bisogna seguire i regolamenti del comprensorio. Inoltre, per quanto riguarda l’intonaco bisogna anche seguire il piano di colore del Comune per non incorrere in sanzioni.

Dubbi e problemi sulle pratiche edilizie a Roma

Cosa potrebbe rallentare o addirittura sospendere le pratiche edilizie a Roma? Per esempio la presenza di un palazzo con vincolo storico paesaggistico. Roma è davvero piena di palazzi storici nei quali è molto difficile intervenire. Nel caso di DIA o di SCIA edilizia in un palazzo con vincolo storico, potrebbe succedere che non vengano accordati i permessi edilizi attesi.

Può essere che la soprintendenza dei beni culturali debba fare dei sopralluoghi, o che addirittura richieda l’interruzione dei lavori. Sicuramente il Permesso per Costruire è una pratica edilizia che non può essere fatta. In virtù del fatto che questo permesso viene rilasciato solo quando ci sono modifiche strutturali sostanziali, è abbastanza improbabile che un palazzo storico possa subire questo tipo di modifiche. Ci possono essere anche dei problemi per quanto riguarda l’occupazione del suolo pubblico. Se le pratiche edilizie a Roma prevedono dei lavori che includono anche il suolo pubblico antistante all’edificio è bene chiedere i permessi di occupazione temporanea del suolo pubblico.

Costo Certificazione Energetica

Costo Certificazione EnergeticaL’Attestato di certificazione energetica si è chiamato così fino al 2013, dopodiché ha cambiato nome in APE, attestato di prestazione energetica. Esso indica la tipologia dell’edificio dal punto di vista dell’energia.

Secondo il quadro di riferimento, gli edifici possono andare dalla classe energetica A alla G. Gli edifici di nuovissima costruzione, che dispongono di tecnologie di approvvigionamento energetico green al 100% , sono identificati dal segno + apposto vicino alla lettera A. Si possono quindi avere edifici fino alla categoria A+++.

Questo attestato serve in due momenti: nel momento della compravendita e in quello dell’affitto. Il proprietario di casa, infatti, deve interessarsi a produrre questa certificazione per testimoniare lo stato energetico dell’edificio. Un edificio di categoria energetica più bassa ha più dispersione di calore dovuta a infissi di vecchio stile o a metodi di riscaldamento non aggiornati, quindi dovrebbe avere un minor costo di compravendita o un minor canone d’affitto. Al contrario, un edificio nuovissimo di elevata classe energetica permette di risparmiare sui riscaldamenti ma avrà ovviamente un costo più elevato.

Il proprietario non è tenuto a fare a prescindere l’attestato di certificazione energetica, ma deve averlo obbligatoriamente al momento di mettere formalmente in vendita la propria casa o di locarla. Per richiedere questo attestato è necessario un sopralluogo di un professionista che valuti lo stato di salute dell’edificio e dei vari canali di approvvigionamento energetico a esso collegati.

Quanto costa il certificato energetico?

Per richiedere a un geometra o a un tecnico specializzato l’attestato di certificazione energetica è necessario sostenere un costo. Di solito il costo attestato di certificazione energetica è di circa 250 euro. Le spese, infatti, sono non poche.

Innanzitutto le spese di sopralluogo, poiché il professionista deve recarsi a casa del cliente e trascorrervi diverso tempo (almeno due ore) per controllare la caldaia, gli infissi, le tubature, la modalità di approvvigionamento dell’acqua e dell’elettricità e altri particolari.

Cosa include il prezzo certificazione energetica?

Bisogna poi considerare, nel calcolo del costo ape, che il certificato ha un costo in termini di IVA, che il professionista dovrà versare allo Stato in quanto titolare di partita Iva che ha svolto un servizio a pagamento.

Ci sono, ovviamente, anche le tasse da pagare sull’entrata prodotta da questo certificato al professionista che lo ha redatto. Infine, il cliente deve considerare che il certificato va acquistato presso la regione di riferimento, cioè bisogna pagare una tassa fissa alla propria regione di residenza al fine di ottenere e registrare il certificato. Questa tassa fissa non è mai sotto i 15 euro, più verosimilmente attorno ai 20 o 25.

Il professionista, insomma, va pagato se deve essere tale. D’altra parte una valutazione sbagliata del costo certificato ape potrebbe far risparmiare qualcosa sul momento, ma falserebbe il risultato (cosa perseguibile per legge). Inoltre, un attestato di certificazione energetica non realizzato da un professionista rischia di non aver preso in considerazione aspetti fondamentali.

Come ottenere l’A.P.E?

L’ottenimento di questo certificato è subordinato a tutte le operazioni dette prima e all’operato di un esperto del settore. Per ottenerlo bisogna innanzitutto richiederlo presso uno studio di geometri specializzati e prendere un appuntamento con il tecnico per il sopralluogo. Se le caldaie sono condominiali è opportuno prepararsi in anticipo, aprendo i locali o chiedendone l’apertura sorvegliata per far recare il tecnico a controllare.

Bisogna anche verificare che le caldaie e i locali siano in buono stato, eventualmente rimuovere muffe o tracce di deterioramento. I tecnici probabilmente testeranno il riscaldamento, i suoi consumi e la sua potenza, quindi è bene accertarsi che il tutto funzioni. Il tecnico geometra, dotato di strumentazione adatta, trascorrerà poi del tempo nell’appartamento da vendere o da locare in affitto per fare un rilevamento della temperatura e della conseguente dispersione di calore. I parametri raccolti permetteranno di collocare l’edificio o l’appartamento in una classe energetica.

Al momento della firma del contratto di vendita o di affitto il proprietario di casa è obbligato a portare con sé l’attestato di certificazione energetica, così l’acquirente o l’inquilino lo può vedere. Va detto che il posizionamento in una classe energetica non è definitivo e cambia con eventuali lavori di ristrutturazione. Se si vogliono fare delle migliorie energetiche si possono cambiare infissi o sostituire le vecchie caldaie con altre a risparmio energetico. A quel punto però bisogna richiedere un nuovo attestato che aggiorni la classe energetica.

Richiedi subito l’A.P.E.

Frazionamento Catastale

Quali sono le differenze tra accatastamento e frazionamento catastale?

Frazionamento CatastaleIl frazionamento catastale è una procedura che consente di suddividere un’unità immobiliare o un terreno in due oppure più particelle. Si tratta di una modalità puramente catastale, quindi questa pratica non ha effetti sulla proprietà a differenza di quanto accade con la divisione della proprietà (chiamata anche accatastamento).

In quest’ultimo caso ognuno diventa esclusivo proprietario della particella che viene assegnata. Mentre l’accatastamento è nullo se tutti i comproprietari non hanno dato il loro consenso, il frazionamento deve essere richiesto dall’insieme dei soggetti con diritti sull’unità immobiliare.

L’accatastamento consente di diventare unico proprietario di una parte del bene (sia per quanto riguarda il frazionamento immobiliare che il frazionamenti terreni) , tuttavia va fatto per atto notarile quando interessa un immobile. Se l’unità immobiliare in questione è troppo piccola per essere divisa, la proprietà viene assegnata al condividente che ne fa richiesta. In questo caso gli altri comproprietari cedono le loro quote basandosi sul loro valore di mercato. In alternativa si opta per la vendita dell’immobile, ripartendo l’importo a seconda delle quote di diritto. Occorre tenere a mente che ogni comproprietario può rivolgersi al giudice perché le quote di diritto vengano trasformate in una divisione di fatto dell’immobile.

Cosa sapere sul frazionamento catastale e urbanistico?

Il frazionamento catastale e un tipo di frazionamento che può essere messo in atto per diverse ragioni: si va da quelle economiche (così da avere un guadagno di qualche tipo) oppure essere legate alle disposizioni testamentarie. Infatti un unico bene può essere destinato a più soggetti, quindi i coeredi devono procedere alla sua suddivisione. Questa procedura ha come effetto collaterale di aumentare il valore dell’immobile oggetto dell’intervento amministrativo. Ciò si spiega con il fatto poiché le unità immobiliari più piccole hanno un maggiore prezzo per metro quadro. Se l’immobile è situato in grandi città, l’incremento di valore risulta essere ancora più rilevante.

Per poter effettuare il frazionamento catastale occorre seguire un preciso iter burocratico e si deve fare riferimento a quanto previsto dalle norme regionali e comunali. Infatti sono gli enti locali a disciplinare l’urbanizzazione territoriale e a determinare quali siano i requisiti e gli oneri per il rilascio dell’autorizzazione a procedere. Inoltre bisogna richiedere la variazione catastale tramite una comunicazione al Catasto, allegando una planimetria dell’unità immobiliare con le modifiche effettuate. Il documento deve essere realizzato da un geometra oppure da un tecnico. Infine si fa stilare un atto notarile per registrare i nuovi diritti di proprietà.

Costo frazionamento immobile e modalità

Il frazionamento catastale di un appartamento, un immobile o un terreno avviene con modalità diverse in base al tipo di unità immobiliare in questione, cioè un fabbricato oppure un terreno. Occorrono determinati documenti per frazionare un immobile, come i dati catastali, la planimetria e il progetto della futura unità immobiliare realizzato da un tecnico professionista. Se si tratta di un appartamento condominiale, bisogna verificare che il regolamento condominiale consenta questa pratica e che l’intervento non modifichi le aree comuni oppure peggiori l’apporto di aria e luce alle altre unità.

Inoltre occorre ridefinire le quote millesimali di proprietà con l’amministratore di condominio. I costi variano a seconda del Comune in quanto si devono pagare i diritti di istruttoria del Permesso a costruire o della DIA e l’imposta catastale per la variazione catastale. Inoltre ci si deve rivolgere a un notaio e a un tecnico professionista, le cui parcelle sono determinate in base alle leggi del libero mercato. Per quanto riguarda il frazionamento catastale dei terreni occorre tenere a mente che l’unità minima è di 15.000 metri quadrati, a meno che la procedura non abbia come obiettivo l’edificazione sui lotti. Nel caso dei terreni il tecnico non deve stilare un progetto, ma effettuare la rilevazione dell’unità immobiliare con GPS oppure strumentazioni ottiche, per poi riportare sull’elaborato i nuovi confini e le ripartizioni delle particelle.

La composizione risultante sottostà all’approvazione del Comune, così da evitare che si verifichino lottizzazioni abusive. A questo punto (dopo 3-5 giorni) si deposita la mappatura viene depositata all’ufficio catastale insieme ai nuovi diritti di proprietà dichiarati nel rogito notarile.

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Cambio destinazione d’uso: come procedere e quali permessi ottenere

Capita molto spesso di essere in possesso di in immobile e per necessita improvvise o sopravvenute esigenze di cambiare il cambio di destinazione d’uso. Non è inverosimile che spesso un ufficio diventi una vera e propria casa oppure che un garage di un negozio diventi una vera e propria attività commerciale.

cambio destinazione progetto

Per fare ciò, però, è necessario seguire una serie di pratiche e richiedere permessi e autorizzazioni per far si che il tutto avvenga in maniera corretta.

Come ottenere il cambio di destinazione d’uso?

Prima di attuare il cambio di destinazione d’uso, è necessario accertarsi se le Norme di Attuazione consentono di cambiare uso all’abitazione che stiamo per modificare. Il primo passo è il controllo del piano regolatore (PRG) che abilita il cambio di destinazione nella zona in cui si interviene. Bisogna recarsi in Comune e ricevere tutte le informazioni necessarie. Nel caso in cui il Comune non disponesse del Piano Regolatore, ci si può rivolgere all’ufficio del Catasto.

Una volta ottenuta l’autorizzazione si possono percorrere due strade:

    • Cambio destinazione d’uso senza mutamenti strutturali: in questo caso basterà recarsi in Comune e presentare una S.C.I.A (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) firmata da un tecnico abilitato come architetto, geometra e ingegnere. La Segnalazione Certificata di Inizio Attività va depositata presso l’ufficio Servizio Urbanistica attraversi lo Sportello Unico. Da quel momento avviene immediatamente il cambio di destinazione d’uso.
    • Cambio di destinazione d’uso con mutamenti strutturali: obbligo di ottenere la Super Dia (permesso di costruzione).

In alcuni condomini il regolamento vieta specifiche destinazioni d’uso, in questo caso è necessario il parere dell’assemblea condominiale.

Quanto costa il cambio di destinazione d’uso

Per capire a quanto ammonta il costo del cambio di destinazione d’uso dobbiamo tener presente delle spese specifiche necessarie come:

      • Le spese per gli onorari dei professionisti
      • Le spese per gli oneri di urbanizzazione
      • Le spese per gli interventi edilizi
 
 
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